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2006-08-24 - 08:26:13
Con tal titolo non voglio certo mettermi al confronto con Quintino Sella mentre scriveva a Bartolomeo Gastaldi spiegandogli la sua ascensione al Re di Pietra. Ebbene si, lunedì 21 agosto anch’io sono riuscito a toccare quella magnifica croce che è in vetta. Non vi voglio tediare sulla relazione di salita per la normale, ci sono le riviste specializzate che lo sanno fare molto bene. Vi dico solamente che, assieme a Federico e suo papà Gino, domenica a mezzogiorno eravamo al Pian del Re diretti al Quintino Sella. Gino si era portato nello zaino oltre le solite cose, due quotidiani perché la sua intenzione era quella di aspettarci in rifugio assaporando le specialità della cucina e prendere una boccata di aria buona leggendo i giornali. Federico, come al solito, non lasciava nulla all’imprevisto e si trovava uno zaino ben imbottito con tanto di ferraglie varie. Io portavo la corda e gli indumenti indispensabili per tale ascensione. Cenando, ci siamo trovati con una ventina di persone che avevano il nostro stesso obiettivo e l’argomento dei discorsi è stato quello di capire quali erano le condizioni della via normale. Ci siamo accordati di mettere la sveglia alle 4,15 in modo da poter partire per le ore 5.00, evidentemente ho impostato male l’orologio e il risultato è stato quello che saltavamo giù dai letti alle 5,45 per essere poi pronti a partire per le 6,20. I tavoli portavano i segni delle colazioni già consumate, segno che tutti erano già in marcia ! Da inguaribili ottimisti ci siamo detti che l’ora tarda ci permetteva di non usare le frontali e vedere bene dove si mettevano i piedi. C’è da dire che il Monviso per me è stato un po’ una ossessione, fin da piccolo mio papà me lo faceva vedere al tramonto dal cortile della nostra casa. Lui lo conosceva bene perché aveva fatto il militare durante l’ultima guerra sulle montagne del Cuneese. Nel 2001 assieme ad un mio amico avevamo tentato l’ascensione ma, dopo l’Andreotti sono scoppiato e abbiamo dovuto battere una penosa ritirata. Negli ultimi anni che ho lavorato ho avuto il piacere di condividere la passione per la montagna con un mio collega, Guido che abita a Busca, lui il Monviso lo conosce molto bene avendolo scalato in tutti i suoi versanti. Mi ha sempre detto che questa montagna va corteggiata, se ci si avvicina con rispetto alla fine si concede!. Un martedì della scorsa estate nella sede della sezione Alberto, Fabrizio e Nunzio, ci dicono che sono saliti in vetta al Monviso e non vi nascondo che li ho ammirati e invidiati non poco. Mentre camminavo dietro a Federico tutte queste cose mi passavano per la mente e nello stesso tempo mi chiedevo se questa era la volta buona nonostante le condizioni “quasi invernali” e la tarda ora di partenza. Alle 11.40 siamo arrivati in cima e qui Federico mi ha sentenziato :”siamo solo a metà dell’opera, bisogna saper scendere da dove si è saliti!!“ La discesa per me è stata molto più impegnativa della salita, per fortuna il mio amico in più occasioni mi indicava dove mettere i piedi, come impugnare gli appigli. Abbiamo usato le doppie per soli tre tiri e in meno di quattro ore siamo tornati al rifugio. Secondo me, la normale al Monviso è da rivalutare, da considerare con assoluto rispetto perché ti tiene impegnato fisicamente e mentalmente per il 90% dell’intero percorso. Dopo due giorni, al caldo della piana, rileggo una vecchia rivista che parla del Monviso, vedo foto di passaggi che ho fotografato anch’io e penso con soddisfazione a quella salita che mi ha un po’ stancato i muscoli ma riempito il cuore di soddisfazione. L.M. Agosto 2006 CAI San Salvatore |